Monumenti-Bolognina-BolognaShoahMemorialUn monumento richiede sempre la nostra attenzione, come una virgola, detta il ritmo di una comunicazione. Lo Shoah Memorial che si staglia su Ponte Matteotti ha l’urgenza di farci sentire quasi microscopici, pesantemente fragili. Sopra la piazza in pietrisco di basalto due blocchi di acciaio alti 10 metri si fronteggiano convergendo l’uno verso l’altro fino a delimitare una fessura opprimente, larga appena da far passare una persona – un chiaro esempio di come l’architettura possa suscitare emozioni forti e pensieri profondi – in questo caso sulla tragedia dell’Olocausto.

Progettato da SET Architects, ed eretto in meno di due mesi, il memoriale è costituito da un materiale, particolare, non casuale, l’acciaio corten infatti si ossida naturalmente all’aria aperta, e con il passare degli anni rivelerà tutti i segni del tempo, dimostrando che così tutto ha una storia, come un grande libro affacciato sul mondo. Altro materiale, non casuale, è il ballast – un pietrisco di basalto tipico delle massicciate ferroviarie che, come cita in un articolo Domus, “in memoria della Judenrampe (“rampa degli ebrei”) la strada ferrata tra il campo di Auschwitz I – Strammlager e quello di Auschwitz II – Birkenau.”

La struttura si consuma tra vuoti e altezze. Le orbite vuote che si ripetono in maniera ossessiva ci riportano all’immagine delle celle dei deportati, ma soprattutto all’assenza delle persone che le occupavano. A quel vuoto straziante, devastante. La facciata liscia invece, alla stregua di una calamita, ha la volontà di attirare i passanti, le persone in viaggio – volendo celebrare una sola cosa e una soltanto: la memoria. Perché non si può e non di deve dimenticare, e il monumento è lì a ricordarcelo, costantemente come una punteggiatura sul paesaggio.

Come dichiarato pubblicamente, il Memoriale della Shoah – che ricordiamo è nato dall’impegno congiunto della Comunità Ebraica, istituzioni e privati cittadini – vuole guardare tanto al passato quanto al futuro.

Così dall’intersezione tra Via de’ Carracci e il Ponte Matteotti, è nato questo landmark potente, di struggente bellezza che si erge maestosamente nella geografia emotiva bolognese, pronto a farci riflettere proprio mentre siamo in cammino.

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